Capita, nella vita, di trovarsi in situazioni in cui il proprio lavoro, il proprio impegno e persino i propri talenti vengono messi da parte. Non perché non siano abbastanza, ma perché qualcuno sceglie di non riconoscerli. A volte per invidia, a volte per superficialità, a volte semplicemente perché è più comodo così.
Può succedere di essere affidati a compiti che non rispecchiano ciò che sappiamo fare, che non valorizzano le capacità che abbiamo maturato con anni di studio, passione ed esperienza. E questa svalutazione pesa: ferisce, confonde, fa nascere domande interiori. Non è facile accettare di essere messi da parte, soprattutto quando sappiamo di avere molto da dare.
Eppure, proprio in quei momenti, si misura la nostra forza. Possiamo lasciarci abbattere o possiamo ricordarci chi siamo, cosa valiamo e quali strade abbiamo già percorso. Il riconoscimento che conta davvero non è sempre quello che arriva dall’esterno, ma quello che siamo capaci di dare a noi stessi.
Io credo nelle mie capacità. Credo nel percorso che ho costruito, nei traguardi che ho raggiunto e nei passi ancora da compiere. Non sempre gli altri sanno vedere il nostro valore, ma questo non significa che esso non esista. Al contrario: è una ragione in più per custodirlo con orgoglio e per continuare a camminare, anche quando intorno a noi qualcuno cerca di spegnere la nostra luce.
Alla fine, ogni esperienza – anche quelle più amate – diventa parte della nostra crescita. Perché insegna a distinguere chi ci apprezza da chi ci teme, chi sa valorizzarci da chi invece cerca di sminuirci. E ci ricorda che la cosa più importante è non smettere mai di credere in noi stessi.

Rosa ha 20 anni, studia Ingegneria Informatica ed è giornalista pubblicista. Vive tra la Basilicata, la Campania e la Calabria, territori che considera parte integrante della sua identità. Appassionata di cinema, coltiva questa passione fin da bambina, grazie a un legame familiare profondo con il mondo dell’audiovisivo.
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